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lunedì 2 gennaio 2012

Oro liquido e felicità in polvere.




Ho pensato a te tutta la notte, ho pensato alle tue labbra, ho pensato alle tue mani, ho pensato alle tue parole, ho pensato ai tuoi baci. Forse ho perso delle occasioni o forse temo di non averne avute affatto. Quando mi sono svegliata non ho trovato in me un motivo per vivere. Ho richiuso gli occhi e ho avuto paura.


Adesso è passato del tempo, e non so se sto dimenticando o se mi sto obbligando a dimenticare dei dettagli. Credo di essere la mia nemica più grande. So con certezza che le tue mani erano ovunque, e che la tua voce risuonava in ogni angolo della mia testa, che avrei voluto essere più attenta, che avrei voluto tatuarmi ogni impressione e macinarla e rimacinarla e non arrivare a nulla. L'unico tatuaggio che mi resta è una voce che dice Sii mia e io non le credo.
Voglio una detonazione così forte che mi spari lontano in una galassia piena di sesso e silenzio. Ho bisogno di essere riempita a forza, di essere piegata, scossa, dilaniata; devi strapparmi i vestiti, tirarmi i capelli, devi inondarmi, ti prego, voglio essere viva. Voglio immergere le mie mani carnali nel tuo pozzo pieno di oro liquido, felicità in polvere e sequines.

Ero a occhi spalancati nel letto e mischiavo fantasie rettilinee con realtà che ho già distorto. Vedevo con precisione le tue braccia intorno al mio corpo e i tuoi occhi restringersi e le tue pupille dilatarsi. Mi hai preso il viso fra le mani, hai detto che sono bella, hai detto che mi desideri, mi hai guardata con attenzione, mi hai stretta a te, mi hai rincorsa, leccata, baciata, mi hai liquefatta.
Tutto dovrebbe essere più semplice.

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